Sora

- …Scusa, cosa?
- Un altro animale!

Lo avevano appena lasciato andare dall’ospedale, con una serie infinita di raccomandazioni sul non fare troppi sforzi, di prendere le pastiglie di antidolorifici solo in caso di dolore e gli avevano rifilato il calendario delle sedute di fisiokinesiterapia.
Era rientrato a casa da cinque minuti e, dopo il tipico sclero da "ommioddio sei tornato! Che è successo?" del fratellino, era subentrata la questione centrale. E ora Zack stava saltellando per casa.

- Abbiamo già Meth perc…?
- Ma Meth è tuo! Io ne voglio uno mio mio!
- Lui è di tutta la famiglia cioè…
- Nooo!

Sbuffando si andò a sedere su una sedia, stendendo le gambe dritte per un momento. Dopo averle tenute ferme per quasi cinque giorni in ospedale, piegarle era una mezza tortura.

- E sentiamo, da dove ti è saltata fuori quest’idea?

Sorridendo. Era felice di rivederlo bello felice e contento dopo quello che aveva passato. Aveva avuto paura ad affidarlo a Josephine e Marshall perché non voleva disturbarli, ma allo stesso tempo non sapeva a chi altro chiedere. Quindi si era messo in pace con sè stesso e aveva accettato di essere aiutato.

- Jo ha due gatti, due cani e un pennuto grossissimo!

“Ahn ecco.”

- E te li sei coccolati tutti immagino…
- Sì! Però ha un gatto che si fa fare sempre le carezze!
- Quindi…?
- Voglio un gatto anche io!

Lo guardò storcendo appena la bocca. Adesso il piccolo lo stava guardando fisso negli occhi dopo che si era arrampicato sul tavolo della cucina, dondolando le gambe in aria con aria impaziente.

- Se ti dicessi no, cambierebbe qualcosa?
- No!
- Ho come l’impressione che avremo un gatto…vero?
- Sììì!

Scuotendo la testa allungò la manina per scompigliare i capelli al fratellino, figurarsi se non si è lasciato convincere al volo. Rideva mentre osservava la piccola peste che si era messa ad urlare di gioia, facendo spaventate il topolino, che adesso si era avvicinato al chimico, che lo guardò alzando semplicemente le spalle.

- E’ il tuo regalo di compleanno in anticipo, okay? Bene, allora in settimana adiam…e adesso che c'è?

Si era fermato, il tono leggermente scocciato, perché Zach gli aveva rifilato una faccina da cucciolo di cane ferito e senza cibo da secoli.

- Ora.

Lo aveva detto sottovoce, mentre si guardava le punte dei piedi, e si torceva le mani.

- Zach… Ti prego, no. Mi fanno male le gambe e sono stanco, dai…In settimana, te lo prometto.
- Un solo negozio! Se non lo troviamo al primo giuro di aspettare ma ti preeegooo…

“Sono troppo buono. Troppo.”

- Portami il computer. Vediamo di trovarne uno qui vicino. Ma se non lo troviamo aspetti, chiaro?

Il moccioso non aveva neanche risposto. Si era letteralmente lanciato su per la scala a chiocciola, tornando nel giro di trenta secondi sbatacchiando il portatile che teneva pericolosamente con una sola mano. Lo appoggiò con poca grazia davanti al fratello, sorridendo mostrando tutti i denti mentre prendeva respiri più profondi per riprendersi dalla corsa.

Scendere le scale era stata una fatica ma lo aveva fatto con il sorriso sul viso visto che il piccolo gli stava di fianco senza urlargli di correre, chiacchierando dei giorni passati via da casa.

- Sai, Jo è fantastica! Mi ha portato nella piscina con le palline e mi ha anche comprato delle magliette straforti! Poi con Marshall mi ha insegnato a fare i pancakes e abbiamo guardato un sacco di cartoni e…ahn! Ho pure giocato a Street Fighter! Dobbiamo comprarlo quel gioco sai, è fortissimo! Poi l’ho stracciata…
- Sul serio?
- Sì, sì!

Chiacchierando arrivarono al negozio e si avviarono verso le gabbie con gli animali. C'erano pappagallini, pesci, conigli e in un angolino la gabbia con i gatti.
Ce n’era solo uno nella gabbia: rannicchiato in una coperta mezza sporca con una zampetta a coprirgli il musetto.
Era arancione, bianco e nero, con qualche graffio alla base delle orecchie e le zampe sporche di quella che sembrava terra.

La faccia di Zach diceva tutto: non gli piaceva un granchè.

Invece a lui qualcosa di quel gattino piacque subito. Che siano stati i graffi o il fatto che fosse quello lasciato indietro dagli altri, sta di fatto che il chimico aprì la gabbia per prendere in braccio quella palla di pelo fin troppo piccola per i suoi gusti.

Appoggiò il braccio al petto e appoggiò quella piccola palla di pelo nell’incavo del gomito, mentre con l’altra mano dava il portafoglio a Zach.
Non stette neanche a sentire le sue lamentele, semplicemente gli lanciò un’occhiata da “parliamo dopo”, mentre osservava quel gattino che a malapena aveva alzato lo sguardo per capire che gli stava succedendo attorno.
Lo pagarono uno sfracello ma non batté ciglio.

Sulla via del ritorno si fermarono a prendere giusto due cose essenziali: latte, cibo e giusto due giochini.
La palla di pelo aveva appena aperto gli occhi per guardarsi intorno per poi cercare di nascondersi nell’incavo del braccio, mentre il ragazzo lo coccolava con l’altra mano.

Arrivati a casa Zach prese a lamentarsi di botto, mettendosi, nel giro di cinque secondi, a urlare.

- Non mi piace! Cioè, guardalo! E’ malaticcio!
- E allora dovresti buttare via anche me, Zach. Poi la decisione è presa. Abbiamo lui.
- Sei un idiota! Preferivo stare da Jo!

E se ne era andato sbattendo la porta di camera sua.

- Ahhh, santa pazienza, vero?

Scuotendo la testa e facendo una carezzina sulla testolina del gattino, che aveva alzato il musetto per il rumore. Aveva gli occhi azzurro cielo. Se lo portò davanti alla faccia, guardandolo negli occhi.

- Ciao Sora.

E il micio rispose con un miagolio.
Poi aveva passato il resto del pomeriggio con il cotone a disinfettargli i graffi e a pulirgli le zampette, mentre lui cercava di scappare e ti agguantare il topolino, che ovviamente osservava curioso tutta la faccenda.
Aveva tentato di proporre qualcosa per cena e di parlare con il fratellino, ma la risposta era stata silenzio. E con un sospiro aveva rinunciato del tutto.
Sbuffando si era seduto sul divano con il nuovo membro della famiglia in braccio, accarezzandolo mentre si guardava un cartone alla tv.

Si era addormentato perchè si svegliò di colpo quando sentì qualcosa di pesante appoggiarglisi sulle cosce. Strofinandosi gli occhi, vide che il marmocchio era venuto fuori dalla sua stanza e si era messo sul divano con lui, portandosi dietro una coperta di pile in stile mantello.
Gli fece una carezza sulla testa, prima di guardare il gatto, che si era messo in piedi e camminava traballante verso Zach.
Il bambino guardò per un po' quella piccola palla di pelo e alla fine la prese in braccio, portandosela nell’angolo formato dalle gambe del fratello e le spalle di lui.
Il cucciolo si fece subito a palla e prese a fare le fusa mentre le manine del bambino lo accarezzavano.
Rimase li a guardarli un attimo, prima di sorridere e mettersi a guardare il film.